La fotobiomodulazione (PhotoBioModulation, PBM) è una terapia non invasiva che utilizza la luce a specifiche lunghezze d’onda per stimolare i processi cellulari a scopo terapeutico.
Alcune di queste lunghezze d’onda, in particolare quelle nel rosso e nell’infrarosso, hanno mostrato possibili applicazioni in diversi ambiti, tra cui quello neurologico e odontoiatrico. Questa luce penetra nei tessuti, interagisce con le cellule e fornisce una sorta di “stimolo” che può favorire la produzione di energia, sostenere i processi di riparazione e contribuire a ridurre l’infiammazione.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda il potenziale utilizzo in ambito neurologico: la luce può attraversare il cranio, favorire l’aumento del flusso sanguigno e dell’ossigenazione, migliorare il metabolismo dei neuroni, ridurre lo stress ossidativo e supportare la salute delle connessioni sinaptiche.
Da quest’anno prende avvio, all’interno del Caffè della Memoria, un progetto sperimentale che prevede l’utilizzo della fotobiomodulazione come possibile supporto alle funzioni cognitive.
Come verrà utilizzata?
Il dispositivo che utilizzeremo è il Taopatch Photonic Cap, brevettato dall’azienda italiana Tao Technologies. Si tratta di un casco leggero e ben tollerato, progettato per emettere luce terapeutica e utilizzato in brevi sessioni di pochi minuti.
Il dispositivo sarà proposto agli ospiti che frequentano il Caffè della Memoria, nelle fasi iniziali della malattia.
Il nostro obiettivo
Osservare se l’utilizzo di questa tecnologia possa contribuire a migliorare:
- memoria
- attenzione
- qualità del sonno
- umore
- disturbi del comportamento
- benessere generale
Perché abbiamo scelto di provarla?
Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato risultati promettenti nell’utilizzo della fotobiomodulazione come supporto alle funzioni cognitive, anche nelle persone con Alzheimer.
Per questo motivo abbiamo deciso di testarla anche nella nostra realtà, per valutarne i possibili benefici concreti per i nostri ospiti.

